domenica 4 novembre 2012

Think Europe


Anche la più superficiale delle analisi, relativa ai decenni succedutisi tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX°, ci ricorda che, in quel periodo, si sono verificati – tra l’altro – i seguenti eventi: il nostro Paese è diventato uno Stato unitario; sono scoppiate due sanguinose guerre mondiali; è nata la Costituzione della Repubblica italiana; l’Italia (insieme ad altre 5 nazioni) ha contribuito (con la fondazione della Ceca) alla nascita dell’Unione Europea (U.E.). Sappiamo che - nonostante il travaglio e gli ostacoli di periodiche a mai sopite contraddizioni - gli italiani hanno lentamente imparato a sentirsi un solo popolo, dalle Alpi alle isole. Sappiamo altresì che il merito principale della progressiva conquista di questa coscienza unitaria va attribuito soprattutto alla scuola, unico sistema strutturato cui spetta, per Costituzione, il compito di garantire e controllare il percorso di “formazione” del cittadino. Non possiamo tuttavia nasconderci che, all’interno di questa catena formativa programmata, esista un anello debole: la conquista della consapevolezza di non essere più soltanto cittadini italiani, ma cittadini che vivono e operano in un territorio formato dalle comunità di ben 27 Paesi, diversi per lingua, tradizioni, storia, orientamento politico-amministrativo:l’Europa. Non solo, ma – nonostante la pervasività delle tecnologie informatiche, la diffusione globale di una multimedialità plurilingue e interattiva e l’evidente facilità di trasporto e comunicazione interpersonale tra luoghi reciprocamente lontanissimi – non esiste, in Italia, un’autentica e fattiva presa di coscienza dell’urgenza e necessità di sentirsi – oltreché cittadini italiani, e quindi europei - anche cittadini del mondo.


(“PENSARE EUROPEO” PER ESSERE CITTADINI DEL MONDO, Mariangela  Ranzini  Colombo)

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